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PASSAGGIO DI CONTURA PER GLI ALLIEVI DEL KARATE DEL TOUKON KARATE-DO

Momenti ed emozioni intense per gli allievi dell’accademia veliterna di arti marziali

C’è un momento, nel percorso di ogni praticante di arti marziali, che va oltre la tecnica e supera la prova fisica: è il passaggio di cintura. Non una semplice formalità, ma un vero rito di crescita, personale e collettiva. Un momento di profonda riflessione, non certamente un saggio, bensì un tempo di meditazione per comprendere quali competenze abbiamo raggiunto.

Ed è giunto il momento per gli allievi del settore karate della veliterna ASD Toukon karate-do quando domenica 15 febbraio nella palestra gremita di allievi, famiglie e istruttori, si è respirata un’atmosfera carica di emozione e concentrazione. Un grande traguardo sia per i più piccoli karateka che si avviano a lasciare la cintura bianca, fino a celebrarne le due nuove cinture nere conquistate quest’anno con gli esami sostenuti e superati brillantemente in Federazione dagli allievi Emanuele Maira e Vanessa Ricci, agonisti di alto livello dell’associazione veliterna.

Non solo tecnica, ma maturità e crescita personale che ogni giorno si vive sul tatami nelle varie sedi in cui l’asd si allena e vive la sua realtà associativa, oltre al piacere della pratica dell’arte marziale che supera il concetto di attività sportiva coinvolgendo tutte le dimensioni della persona.

 Il passaggio di cintura rappresenta la verifica di mesi di allenamento, sacrificio e costanza. Kata, kihon, kumite in cui ogni gesto racchiude disciplina, memoria, coordinazione e controllo con una grande attenzione alla dimensione emozionale,  con la capacità di gestire l’ansia, di restare centrati, di esprimere il meglio di sé sotto pressione. Ogni cintura conquistata è un traguardo, ma anche un nuovo punto di partenza. Perché nelle arti marziali non si finisce mai di imparare: si cresce passo dopo passo, grado dopo grado, superando insieme le difficoltà. Bambini, ragazzi, adulti: tutti insieme sul tatami, accomunati dallo stesso rispetto e dallo stesso impegno. L’arte marziale, quando è autentica, diventa scuola di vita: educa alla collaborazione, al sostegno reciproco, al superamento dei propri limiti. Non conta il punto di partenza, ma la volontà di migliorarsi, mettendosi in gioco, costruendo l’appartenenza ad una comunità, offrendo i propri talenti.

Alle spalle degli allievi, la presenza costante degli istruttori ha ricordato che nessun percorso è solitario. Il maestro non consegna soltanto una cintura: riconosce un cammino fatto di fatica, errori, progressi e consapevolezza.

Il passaggio di cintura non è un punto d’arrivo, ma una promessa: continuare a crescere, con umiltà e perseveranza. Sul tatami, come nella vita.

 
 

 

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