Toukon Accademia di Arti Marziali | karate velletri lariano arti marziali palestra

“La Memoria come responsabilità educativa. Lo sport come aiuto nella mission”

Intervista al Maestro di karate  Luca Nicosanti, Presidente della Commissione del  Parakarate FIJLKAM al Viaggio della Memoria 2026 ad Auschwitz

Al ritorno da questa arricchente esperienza svoltasi dal 18 al 20 gennaio, in poche righe sono state sintetizzate le riflessioni più significative del Maestro Luca Nicosanti Presidente della Commissione del Parakarate della Federazione Olimpica e Paralimpica Fijlkam e direttore tecnico dell’associazione veliterna Toukon karate-do.

Per non dimenticare. Per mio nonno. Per il futuro dei giovani. Sono queste le parole che accompagnano la presenza del Maestro Luca Nicosanti alla Giornata della Memoria, vissuta per la seconda volta in un contesto istituzionale di grande valore umano e simbolico alla presenza delle più alte cariche del mondo politico dello Sport e dei giovani.

Che significato ha avuto per lei partecipare alla Giornata della Memoria in questa occasione?
È stata un’emozione profonda, difficile da descrivere. La Giornata della Memoria non è mai una semplice commemorazione: è un momento di responsabilità collettiva. Condividerla con il Ministro dello Sport Andrea Abodi, con il Presidente Luigi Buonfiglio e con il Presidente del Cip Marco Giunio De Sanctis ha rafforzato la consapevolezza che lo sport può e deve essere uno strumento educativo anche nei momenti più solenni della nostra storia.

Lei era presente anche in qualità di rappresentante del Parakarate FIJLKAM. Che valore assume lo sport in un contesto come questo?
Ho avuto l’orgoglio di rappresentare il movimento del Parakarate FIJLKAM, operando sotto la guida del Comitato Italiano Paralimpico, insieme all’atleta Davide Rinaldi, in rappresentanza del Toukon Karate-do di Velletri. In un contesto come questo, lo sport diventa linguaggio universale: parla di rispetto, inclusione, dignità umana. Il Parakarate incarna questi valori ogni giorno, dentro e fuori dal tatami. Con il giovane Davide ho condiviso questa iniziativa internazionale che tocca l’animo e che rappresenterà un momento di crescita in tutti i sensi.

Che clima si è respirato durante la mattinata?
Un clima di ascolto autentico e di intensa condivisione, soprattutto con la Comunità Ebraica. È stato un momento di grande intensità. Desidero ringraziare l’amico Marco Caviglia perché la sua conoscenza storica e la sua capacità di trasmettere il senso della Memoria sono state una guida preziosa per tutti noi, in particolare per le nuove generazioni presenti.

C’è stato un momento che l’ha colpita più degli altri?
Sì, il saluto finale. Vedere il Ministro Andrea Abodi visibilmente commosso nel ricordare le sofferenze dei deportati è stato estremamente toccante. Le sue parole, unite alla potente video-testimonianza di Nando Tagliacozzo che ha vissuto la deportazione e la prigionia hanno scosso l’intera platea. In quel momento non ho potuto fare a meno di stringerlo in un abbraccio. Lo ringrazio per la sua umanità e per l’impegno costante a favore dello sport e dei giovani.

La Memoria, per lei, ha anche una dimensione personale molto forte?
Sì. Il mio pensiero è andato inevitabilmente a mio nonno, soldato italiano deportato a Dachau per due anni. Un uomo che ha protetto la nostra famiglia con il suo silenzio. Raccontava pochissimo: solo di essersi salvato mangiando bucce di patate e seguendo il consiglio vitale di non entrare mai in quelle “docce” in cui i nazisti invitavano i prigionieri. Quel silenzio non era distanza, era amore. Era il suo modo di proteggerci.

Che responsabilità porta con sé tornando in palestra dopo un’esperienza come questa?
Torniamo in palestra con una missione chiara: insegnare ai ragazzi che lo sport è rispetto, autocontrollo, responsabilità. E che la Memoria non è passato, ma presente. È l’unico scudo contro l’orrore, contro l’indifferenza, contro ogni forma di disumanizzazione. Allenare il corpo senza educare la coscienza non è sufficiente.Se dovesse lasciare un messaggio finale?
Per non dimenticare. Per chi non è tornato. Per chi ha sofferto in silenzio. E soprattutto per il futuro dei nostri giovani.

Torna in alto